Rappresentanza di genere
Il cammino delle donne verso l'emancipazione, dal diritto di voto ad oggi, è stato lungo, faticoso e spesso irrisolto. È difficile sperare in una società di eguali quando nei luoghi deputati alle grandi scelte (politiche ed economiche) gli uomini occupano ancora le posizioni più alte. Ancora oggi in Italia nessuna donna è diventata Capo dello Stato, Presidente del Consiglio, del Senato e della Corte Costituzionale. Tina Anselmi, nel 1976, è stata la prima donna italiana a capo di un dicastero della Repubblica Italiana, quello del Lavoro; Nilde Jotti è stata Presidente della Camera restando in carica fino al '92. Ma, sono dovuti passare ben 32 anni, 36 governi e 836 ministri prima che fosse concesso un ministero ad una donna.
Il Novecento viene ricordato come il secolo delle grandi guerre, dei grandi cambiamenti e delle grandi conquiste femminili, di cui una delle più importanti è stata quella del diritto di voto alle donne. Ma se il 52% dell'elettorato italiano è donna, pochissime ancora si trasformano in elette.
Ciò mette in luce non solo una delle tante forme di discriminazione nelle progressioni di carriera femminili, ma e soprattutto, un problema di rappresentanza, ovvero di mancata democratizzazione paritaria. L’assenza di equilibrio fra i due sessi nella rappresentanza politica pone in discussione lo stesso statuto delle democrazie occidentali, ostacola il pieno esercizio dei diritti fondamentali e la tutela di interessi non sempre adeguatamente considerati.
Promuovere l'equilibrio nella ripartizione delle posizioni di responsabilità costituisce una delle priorità della tabella di marcia road-map adottata dalla Commissione europea per promuovere la parità uomo-donna nel periodo 2006-2010. Tali obiettivi sono stati riaffermati nell’ambito della Carta Europea per l'uguaglianza e le parità delle donne e degli uomini nella vita locale. Nonostante i progressi finora compiuti, nella maggior parte degli Stati membri dell'UE le donne continuano ad essere sottorappresentate a tutti i livelli del processo decisionale, quale che sia il loro settore d'attività: nei parlamenti nazionali, nelle imprese nel mondo della scienza e della tecnologia.
La Regione Emilia-Romagna ha assunto tra le priorità del “Piano Interno integrato delle azioni regionali in materia di pari opportunità di genere” la promozione di una cittadinanza attiva delle donne e la loro partecipazione alla vita politica, economica e sociale, incoraggiando la presenza e la valorizzazione delle competenze femminili nei settori della ricerca scientifica e della tecnologia.
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